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Ho già accennato alla specie peggiore di autori esordienti: quella dello scrittore fantasy.

Insisto… se desidero cagare, scriverò: cago. Troppo semplice! Il romanziere fantasy ride di questa locuzione, poiché è convinto di avere una raffinata capacità narrativa. Un concetto immediato come la defecazione sarebbe illustrato come segue:

Peppino si strinse nelle spalle e lento, annuì. Tastandosi il ventre, intuì che era giunto il fatidico momento. Qualcosa premeva fra i glutei; ciò gli riportò alla mente le centinaia di battaglie combattute sul campo insanguinato di Gargatuz, mentre gli orchi lo prendevano a schiaffoni, schernendolo per la sua propensione omosessuale per la birra alla frutta. Una flatulenza riportò Peppino al mondo reale. Si levò dallo scranno, trascinandosi verso la ritirata. Indugiò per un attimo presso la finestra con il telaio in pelle di palle di cammello, costruito da un falegname eremita di cui non frega un cazzo a nessuno ma quasi quasi si potrebbe scrivere una trilogia a riguardo. La luna era rotonda, l’erba no e il sole tramontava oltre l’orizzonte parallelo. Pioveva come piovvero le lacrime della donna che aveva abbandonato per servire l’impero della Ceppa Galoppante, nel sesto mese del settimo nano. D’improvviso, una voce fece capolino nella sua mente; era l’insigne sacerdotessa Lanka Sbilenka, così dolce e decisa, così lieve e profonda: «Peppino, devi andare cagare!»

Concordo con la sacerdotessa: il fantasy fa cagare.

Con tutta la buona volontà, non trovo nulla che vada oltre lo sfigato di turno che parte per l’avventura, trova la spada di Mazinga e sconfigge il mostro di fine livello. Quarantamila pagine per dire che il saggio nano della stirpe dei rettiliani ha attraversato la foresta strafatto di LSD.

Inoltre, nei romanzi fantasy non si scopa mai. Amor cortese come se piovesse ma di figa neanche l’ombra…. Conan non conta!

Perlomeno il compianto Pratchett prendeva in giro l’audience; la sua maestria era proprio quella di sparare sulla croce rossa, che ben si presta allo scherno, così come si presta il secchione del primo banco.

Anche voi vi divertite a scrivere duemila pagine di descrizione di un elfo che si depila il pube?