Non si parla di neri. Il presidente della Regione Lombardia questa volta non centra. Oggi vi parlo del marrone. Non quello che mi si fracassa leggendo il Signore degli Anelli; quello lì ha una ‘r’ sola. Intendo il marrone quello color marrone. Quello che nell’arcobaleno non ci sta. Il colore di Mr. Hankey in South Park. Il marrone che fa schifo e difatti è la tinta delle feci.

La questione grammaticale del plurale dei colori ultimamente va di moda, grazie a quei secchioni della Villa di Castello a Firenze. Tuttavia l’argomento lo hanno illustrato con piglio accademico. Lo scrittore zotico e volgare come il sottoscritto ha bisogno di esempi concreti e di spiegazioni che riescano a gettare luce anche tra i meandri oscuri di menti eccelse tipo, che so, quella di Mara Carfagna.

Ecco la regolina per non sbagliare il plurale degli aggettivi colorati:

Merda marrone –> Merde marrone

Sì, ti suona male. Fattene una ragione. La ‘i’ finale non esiste.

Di regola, gli aggettivi qualificativi concordano con il plurale o il singolare del sostantivo che seguono. Il marrone però non è un aggettivo bensì un sostantivo. Per sintesi, si omette sempre “del colore del marrone”, cioè del color della castagna. Per esteso sarebbe “le merde del color della castagna” cioè le merde marrone.

Chiedetevi: di solito, usate dire le mutande rosa o le mutande rose? Dite le scatole del Tampax viola o viole? Ecco, è la stessa cosa. Giallo, verde, rosso, azzurro, arancione sono aggettivi. Difatti fanno giall-i, verd-i, ross-i, azzurr-i e arancion-i.

Gli altri colori
son frutti e fiori.

Le scatole di assorbenti Tampax sono del color della viola… quindi sono viola, non viole!

Dopo tutto ‘sto pippone, sottolineo però che la Treccani e i dizionari accettano anche la variazione di marrone al plurale. Quindi avrei potuto risparmiare un articolo, già di per sé utile come una spogliarellista presso un party di omosessuali.