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Un concetto essenziale che viene spesso sottovalutato anche da noti scrittori, è quello della gestione del punto di vista, cioè quella particolare posizione narrativa dall’autore, adottata per descrivere le vicende di una storia. La scelta del punto di vista dovrebbe essere il primo passo da compiere, ancor prima di porre la penna sul foglio.

Tralasciando alcune audaci scelte postmoderne (come la narrazione nei romanzi a bivi e/o la seconda persona narrante de La notte d’inverno di Calvino), le scelte plausibili sono due: prima persona (io narrante) o terza persona. Chiariamo come non va gestito il punto di vista.

Prima persona: non siete voi il protagonista! Non commettete l’errore di essere autobiografici. Se siete dei boccaloni, convinti che il governo complotti con gli alieni per ogni cazzata che capita a questo mondo, ma il vostro personaggio principale è uno scrupoloso razionalista, non tiranneggiatelo. La vicenda deve essere interpretata attraverso i suoi occhi e la sua mente. Il personaggio diviene il narratore e non viceversa! Se così non fosse, si corre il rischio di essere contradditori.

Se la storia la vivete come se il protagonista fosse in voi (non viceversa), va tutto bene. In caso contrario evitate di condividere il modus pensandi del vostro personaggio; in altre parole, evitate di scrivere!

Creare in prima persona, significa essere intrinseci con un soggetto, per ficcare i lettori dentro il protagonista e per alimentare la tensione emotiva.

Terza persona: in genere s’intende una narrazione più oggettiva, dove l’io narrativo è però posto all’esterno del protagonista ma focalizzato sullo stesso. Si tratta ancora di descrivere la vicenda con gli occhi del personaggio scelto, utilizzando però la terza persona singolare.

La narrazione dovrà abbandonare il carattere di autoanalisi e di riflessione tipico della prima persona, per acquisire dinamismo.

Con l’uso della terza persona, gli scrittori danno il loro peggio, convinti di avere il dono della telepatia. Ficcatevelo in testa: non è credibile conoscere le riflessioni di tutti i personaggi! La terza persona deve essere focalizzata su un solo attore, non su ogni tizio che compare nella storia. Non si può entrare ad cazzum nella testa di tutti.

Stiamo descrivendo la vicenda con gli occhi del protagonista? Bene, continuiamo così; evitiamo i vari Tizio pensò che… però Caio valutò che… Augusta ritenne che. Sì, Tolstoj lo faceva ma voi non siete Tolstoj. Tenete salda l’intimità di espressione sempre e solo su un unico personaggio!

E voi, siete autobiografici allo stremo o ci date di brutto con la terza persona, nella peggiore tradizione dello scrittore fantasy?