La banana incantata


© 2016, Skorpio

Torre della magia di Kebel Usell

Bussano!

Impreco e mi dirigo verso l’uscio; apro, ma non scorgo nessuno. Impreco in maniera più ricca e lo richiudo. Gli studenti mi stanno logorando. Confermo la mia insofferenza imprecando una terza volta, così violando il secondo biblico comandamento per sottolineare l’epiteto del supremo suino.

Al di la della porta, una vocina antipatica fa eco alle mie bestemmie. Mio malgrado, capisco… mi volto avvilito, mi dirigo di nuovo verso l’entrata, spalanco l’uscio e guardo verso il basso: è Eusebio, lo storpio elfo domestico alto tre spanne, smilzo di corpo e di cervello.

Lo salvai dalla scure del mezzadro della torre: è stato pizzicato mentre sottraeva i testicoli di folletto della Cornovaglia, necessari per la mia lezione di Cucina Etico-Omosessuale. Non che si meritasse di essere protetto, ma adottarlo mi sarebbe costato meno di dovergli dare la caccia ogni giorno.

Eusebio mi balza davanti trafelato, con la giubba grigia che svolazza sopra ai calzoncini: «Maverick, c’è la banana con i numeri!» mi dice agitato, con la sua insopportabile vocina.

Ripete l’affermazione tre volte e alla fine capisco cosa intende. Lo agguanto per la collottola, lo isso in spalla e mi precipito al piano inferiore della torre.

Entro nel mio studio e mi avvicino alla scrivania. Eusebio sussulta alla vista dello stravagante manufatto arcuato, illuminato dai raggi di sole che filtrano dagli infissi.

«Non è una banana, Eusebio, è un telefono giallo» dico mentre indico l’oggetto. «È un artefatto magico per comunicare con le persone distanti.»

Afferro la cornetta gialla, la sollevo e la volgo verso l’elfo. Con l’indice dell’altra mano indico i cristalli numerati, incastonati nella parte concava.

«Sfiorando questi cristalli si compone un numero» commento. «A ogni persona che possiede l’artefatto è associato un numero. Per esempio il professor Ottone della sezione distaccata di Magia Totalmente Inutile, ha il numero 327» e così dicendo, pigio i cristalli numero 3, 2 e 7. Ogni pietra tastata s’illumina, mentre Eusebio osserva meravigliato.

Poggio l’arnese all’orecchio e attendo qualche istante. «Pronto, professor Ottone? Erminio Ottone? Ciao, sono Maverick.» Rinforzo la voce. «Sto mostrando a Eusebio i prodigi del tuo omaggio. Grazie per avermi inviato questa meraviglia. Come? Le studentesse con la vagina carnivora? No, è acqua passata.»

Eusebio è sempre più incuriosito.

«Certo Erminio, anche la vicenda dell’ornitorinco nelle mutande della professoressa Tekuro Lo Katsu.»

D’improvviso mollo la presa dall’apparecchio: «Brucia!» strillo mentre spalanco la mano.

Il telefono casca a terra. Credo che il filo di Acromantula[1] rivestito di rame, che fa da calamita nella bobina del ricevitore, abbia accumulato troppa tensione.

«Queste stregonerie vanno perfezionate!» dico, scuotendo la testa.

Recupero l’aggeggio dal pavimento per proseguire la conversazione, ma la linea è caduta.

«Scotta ancora» concludo e poso l’oggetto sul tavolo.

Mi dirigo verso la libreria, con l’intenzione di dedicarmi ad altre faccende. Sobbalzo, scosso da un annaffiatissimo sciaf! Mi volto e noto Eusebio seduto sul bordo del mio acquario di Plimpy d’acqua dolce[2]; il telefono giace sul fondo della vasca, insieme agli altri ornamenti acquatici.

«Scotta! Scotta!» esulta Eusebio, sventolando i braccini al cielo.

Sono incappato in un dilemma: affogare anche l’elfo insieme al telefono oppure castigarlo adoperandolo come tappo da diarrea per gli unicorni. Opto per chiarirgli che non si possono gettare gli artefatti magici in acqua. Lo catechizzo giudiziosamente ma la mia ramanzina è vana: il problema degli stupidi è che credono di non esserlo.

Infatti, nel giro di un’ora, Eusebio mi getta il telefono in acqua altre due volte, solo perché: «Scotta!»

Cosa mi è saltato in mente di mostrare l’uso del telefono a un elfo alto un cazzo e mezzo e con le braghe verdi?

Devo affrontare la situazione di petto: afferro il ricevitore e lo sistemo nella teca a chiusura magica degli insetti Billywig[3]; sembrano tanti clisterini con le ali. Tengo chiusi questi artropodi azzurri in una giara, dentro questa vetrina incantata. Ogni volta che li viviseziono, questi fuggono e, mentre li torturo, vorticano mutilati nella stanza, andando a sbattere ovunque.

Qui dentro il telefono sarà al sicuro. Accosto le ante della bacheca e sigillo il tutto con la parola magica. Finalmente posso rivolgere la mia attenzione a compiti più urgenti.

 

[1] L’Acromantula è un ragno gigante carnivoro, le cui zampe possono raggiungere i 5 metri di lunghezza.

[2] Il Plimpy è un pesce sferico, con zampe gommose e palmate.

[3] Il Billywig è un insetto volante blu, dotato di pungiglione. La sua puntura provoca vertigini seguite da improvvisa levitazione del malcapitato.

* * *

La clessidra orizzontale ritma lo scorrere del tempo ma dopo un paio d’ore, mentre sono assorto nella correzione dei test della classe di cottura degli spaghetti col pube, sono turbato da un insolito grido di battaglia, stridulo e alquanto gay.

Drizzo il capo e scorgo una rivolta in atto: la teca magica è in tumulto, divenuta scenario di un campo di battaglia!

Eusebio è chiuso dentro e brandisce la cornetta a mo’ d’arma bianca. I Billywig, i clisterini azzurri volanti, si trovano inspiegabilmente all’esterno del vaso e danno addosso all’elfo. Non capisco come gli insetti siano usciti, ma soprattutto non afferro come lui sia entrato nella vetrina, senza conoscere la parola magica.

La speranza di vederlo ridotto come un colabrodo mi abbandona quando capisco che tiene testa agli attacchi, stoico mentre sventola il telefono come una mazza. Con percosse decise, spedisce ogni Billywig contro le ante di vetro; ogni stangata è uno strike che manda al creatore la bestiaccia di turno. È una strage; la mattanza dei clisteri volanti ha avuto il suo epilogo. Devo sbrigarmi, prima che cominci a sfasciare pure il vetro. I Billywig li riacquisterò al negozio di quei due transessuali dei fratelli Weasley[4].

Incrocio le braccia, ingoio un po’ d’aria e prendo a ruttare con orgoglio, enunciando le cinque vocali dell’alfabeto (questa è la parola magica). Terminato il rituale aerofago, le ante della teca si spalancano.

Maledico lo sgorbio che mi osserva, consapevole della carneficina: «Levati da lì, prima che ti usi come supposta per i Troll di montagna[5]

Sono esasperato, gli strappo di pugno il ricevitore giallo e lo ficco nel cassetto della mia scrivania, chiudendolo a chiave. Eusebio abbandona la vetrinetta in un baleno, balzando a terra.

Prima che gli assesti una pedata, si è già defilato dal martirio, allontanandosi dal mio studio. Mi sfogherò più tardi, prendendo a calci qualche fastidioso bambino del primo anno.

Deo gratias, la giornata termina senza altri imprevisti. Eusebio non si presenta per cena, sparendo dalla circolazione. Che se ne stia rintanato fino a domani, perché ora me ne vado a nanna.

 

[4] I fratelli Weasly sono due gemelli che gestiscono un negozio di successo di articoli magici.

[5] Il Troll di montagna è una feroce creatura dotata di prodigiosa forza ma di scarsa intelligenza. È molto simile a un orco gigante. In genere raggiunge i tre metri di altezza.

* * *