Spesso mi chiedo chi abbia stabilito quali siano le parole maleducate e quali non lo siano e su base di quale arcano criterio. Per esempio, non capisco perché se quando c’è “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” tutto fili liscio, quando invece l’agnello è sostituito dal suino, venga giù la chiesa. Questa è discriminazione animale; ritengo che suini e ovini abbiano pari dignità!

Le parole sono parole. Le parole sono neutre. Le persone non lo sono. La sensibilità personale impera. Ciò che a me non crea scompensi psicologici, può invece turbare l’eccitabilità di un individuo; però non si capisce come mai questi si spari tutta la saga di Twilight senza ritenersi offeso e poi vada in cortocircuito se lo mandano a fare in culo.

Non esistono vocaboli maleducati. Nessuno si è alzato un giorno e ha legiferato che bella patatina va bene e invece ‘sta gran fregna no. La mala parola è una magnifica espressione che rafforza concetti ed emozioni.

Cazzo, minchia, nerchia, fava, ciolla… che vocabolario! Arriviamo al lavoro e il nostro collega ci saluta con uno spumeggiante “vaffanculo!”. Invece no, invece buongiorno e buonasera, la morte della creatività.

C’è un’enorme differenza tra dire “capisci poco” e “non hai capito una Madonna“. Per qualcuno sarà pure un’eresia, ma in realtà è il cacio sui maccheroni. Un esercizio di stile che, ahimè, è profondamente legato alla sensibilità individuale.

Queste parole sono strumenti di potere che raccolgono immediati l’attenzione dell’interlocutore. Sono il fine ultimo della comunicazione efficace.

Limitare l’uso di parolacce è frutto di una mentalità incoerente, perché stando a ciò, secondo il sentor comune, l’uomo non caga, non rutta e non scoreggia mai.

Che curiosa questa società che si turba quando il figlio a scuola mostra competenza nell’uso di tali parole. Tirare in piedi una crociata per un finto galateo, privando il bambino di un ricco dizionario, è come pretendere di insegnare algebra a Flavia Vento: è contro natura!

Disse Calvino:

La parola cazzo merita tutta la fortuna che dalle parlate dell’italia centrale le ha permesso di imporsi sui vari dialetti.”

Dante:

Vidi uno col capo sì di merda lordo.”

In conclusione… andate tutti affanculo.